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Allo
scopo di consentire una sempre maggiore conoscenza dei funghi, in questa
rubrica, aperta anche alla collaborazione di quanti vorranno segnalarci
i ritrovamenti più interessanti, presentiamo di volta in volta,
una o più specie con una breve analisi, alcune fotografie e principali
riferimenti di carattere bibliografico.
Laetiporus sulphureus
(Bull.: Fr.) Murrill.

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Regno: |
Fungi |
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Phylum (Divisione): |
Basidiomycota |
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Sub Phylum: |
Agaricomycotina |
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Classe : |
Agaricomycetes |
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SuperOrdine |
Agaricanae |
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Ordine: |
Polyporales |
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Famiglia* |
Polyporaceae/Fomitopsidaceae/Bjerkanderaceae |
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Genere: |
Laetiporus |
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Specie: |
Laetiporus sulphureus |
Laetiporus sulphureus è, tra i funghi
comunemente detti “lignicoli”, tra i più facili da riconoscere,
soprattutto per via dei vivaci colori che gli hanno valso tale epiteto.
Piuttosto frequente nel Centro Italia, questa specie cresce annualmente
su numerose latifoglie; raramente può crescere anche su legno di
conifera (Larice).
L’azione del parassita dà luogo a carie (o putredine) bruna del legno.
Di norma, Laetiporus sulphureus si comporta da parassita, mediamente
aggressivo (soprattutto quando attacca piante da frutto), ma può
comportarsi anche da saprotrofo, crescendo dunque su matrice legnosa non
più viva.
Laetiporus sulphureus ha forme e dimensioni variabili: il diametro del
cappello può superare i 30 cm.
Questa specie si presenta sessile, con cappelli spesso plurimi e
sovrapposti (imbricati), priva di gambo ben differenziato, con vivaci
tonalità giallo-zolfo fino ad arancio, soprattutto sulla superficie
pileica che spesso ha zonature ed aspetto vellutato.
L’imenoforo è costituito da tubuli molto corti e da pori finissimi, più
o meno concolori con il resto delle superfici.
La consistenza della carne, nei giovani esemplari, è tenace; diviene
gessosa e friabile negli esemplari più vecchi.
La carne non ha né odore né sapore significativi.
Con l’invecchiamento dei tessuti, il pigmento sbiadisce ed il
riconoscimento della specie è senza dubbio meno agevole.
Il sistema ifale di Laetiporus sulphureus è di tipo dimitico, con ife
generative senza giunti a fibbia ed ife connettive fortemente
ramificate.
Spore di forma ellissoidale, ialine; cistidi non presenti.
Laetiporus sulphureus può essere osservato dalla tarda primavera fino
all’autunno inoltrato: da ritenersi non commestibile, secondo alcune
fonti sarebbe da considerare specie tossica, responsabile di
intossicazioni gastrointestinali.
Tuttavia, se ne segnala il consumo localizzato in alcune Regioni del Sud
Italia (Basilicata e Sicilia, presso cui la specie è nota col nome
vernacolare “Fungo di carrubo”).
* NOTA: L’inquadramento sistematico del
Genere Laetiporus all’interno di una data Famiglia è piuttosto
controverso, dandosi diverse interpretazioni secondo gli Autori.
Bibliografia essenziale:
-
A.Bernicchia – Polyporaceae s.l. (Candusso,
2005)
-
M.Bon – Champignons de
France et d’Europe occidentale (Flammarion, 2004)
-
W.Jülich – Guida alla
determinazione dei funghi Vol.2° - Aphyllophorales,
Heterobasidiomycetes, Gastromycetes (Saturnia, 1989)
-
C.Papetti, G.Consiglio e G.Simonini
– Atlante fotografico dei funghi d’Italia, vol.1 (A.M.B., 2003)
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