|
Focus su Amanita citrina
E’ la dicotomia tra mangereccio o
velenoso che ha sempre condizionato l’atteggiamento dell’uomo verso i
funghi.
Un
caso rimasto classico negli annali della criminologia dell’800 fu quello
che portò tra l’altro all’identificazione dell’Amanita citrina.
Nella seconda metà dell’800 a Parigi
veniva ghigliottinato insieme alla moglie e al cognato il signor Girard
per aver avvelenato con i funghi almeno una diecina di persone.
Il personaggio in oggetto era buon
cliente di tal “père Theo”, un buon conoscitore di funghi che
raccoglieva funghi su ordinazione per studiosi e professori
universitari, ed aveva pensato di sfruttare tale fonte di
approvvigionamento per vivere “facilmente”.
Egli individuava delle persone di
condizione agiata, che vivevano sole e con scarsi legami parentali e che
avevano una certa somiglianza fisica con sua moglie o con suo cognato.
Ne diventava amico introducendoli nel proprio ambito familiare e
stipulava di nascosto una grossa assicurazione sulla loro vita
sottoponendo se stesso o un suo familiare alle visite mediche relative.
I beneficiari dell’assicurazione erano naturalmente lui o sua moglie.
L’amicizia si concludeva infine con una bella cena a base di funghi in
cui all’ospite veniva servita una buona dose di Amanita phalloides
procurata da père Theo.
Le “operazioni” procedevamo molto bene e
senza intoppi, anche perché l’effetto ritardato del fungo non faceva
sospettare collegamenti con la cena fatale, e i lestofanti erano
diventati molto disinvolti, tanto da non partecipare più neppure ai
funerali delle vittime.
Fu così che nell’ennesimo caso il Girard
si presentò all’assicurazione, al ritorno da un lungo viaggio, per
riscuotere il premio e per scoprire che non c’era stato alcun decesso.
L’impiegato della società di
assicurazione, reso sospettoso dal fatto che non era la prima volta che
quel signore si presentava a riscuotere, avvertiva l’ignaro assicurato e
quindi la gendarmerie.
Quello che era accaduto era che i funghi
raccolti nell’ultima occasione e scambiati dal bravo père Theo per
Amanita phalloides erano esemplari di un fungo (Amanita citrina)
simile che veniva classificato poco chiaramente dai micologi e che
doveva attendere fino al 1927 (al pranzo annuale della Società
Micologica di Francia) per essere dichiarato ufficialmente “non
velenoso”.
Differenze da ricordare, anche se per
questa grande somiglianza è sempre bene evitare di portare a tavola l’
Amanita citrina:
|